1 ottobre 2026 · 3 min di lettura
Le aziende sono organismi: cosa insegna la biologia alla sopravvivenza delle imprese
Nel 2022 ho passato sei mesi in un laboratorio dell'EMBL di Barcellona, dove si fanno crescere microvasi umani in vitro. Passavo le giornate a guardare cellule che si organizzavano, si adattavano e a volte morivano senza chiedere il permesso a nessuno. Poi sono finito a lavorare con le imprese, e ho scoperto che il comportamento è sorprendentemente simile.
Non sono il solo a pensarlo. Nel 2016 Martin Reeves, Simon Levin e Daichi Ueda hanno pubblicato su Harvard Business Review un articolo intitolato "The Biology of Corporate Survival", nato dal lavoro del BCG. Il punto di partenza è poco rassicurante: secondo i loro dati, una società quotata negli Stati Uniti ha circa una probabilità su tre di sparire dal listino nei cinque anni successivi, per fallimento, liquidazione, fusione o acquisizione. Quarant'anni prima il rischio era sei volte più basso.
La loro proposta è guardare alle imprese come a sistemi adattivi complessi, simili agli ecosistemi. E da lì ricavano sei principi.
I sei principi, tradotti per una PMI
- Eterogeneità. Un ecosistema con una sola specie è fragile. Un'azienda con un solo cliente grande, un solo prodotto e una sola idea anche. Serve varietà di persone, di progetti, di tentativi.
- Modularità. Nei sistemi viventi un danno locale non si propaga a tutto l'organismo. In azienda vuol dire reparti e processi abbastanza separati da poter cambiare un pezzo senza fermare tutto.
- Ridondanza. Il corpo ha due reni. L'ufficio tecnico spesso ha una persona sola che sa come funziona la macchina del 1998. Quando va in ferie, si incrociano le dita.
- Aspettarsi la sorpresa, riducendo l'incertezza. Non puoi prevedere tutto, ma puoi raccogliere segnali deboli e fare piccoli esperimenti prima che il mercato li faccia al posto tuo.
- Feedback e meccanismi adattivi. Gli organismi imparano da quello che succede. Un'azienda che guarda i numeri una volta l'anno, a bilancio chiuso, guida con lo specchietto retrovisore.
- Fiducia e reciprocità. Nessuna specie sopravvive da sola. Fornitori, clienti e dipendenti fanno parte del tuo ecosistema, e il rapporto con loro conta soprattutto quando le cose vanno male.
Due storie che conosciamo tutti
Kodak e Fujifilm vivevano dello stesso business, la pellicola fotografica. Quando il digitale l'ha spazzata via, Fujifilm ha usato le proprie competenze in chimica e materiali per entrare in settori nuovi, dalla cosmetica ai film per schermi fino alla salute. Kodak, che pure aveva sviluppato una delle prime fotocamere digitali, nel 2012 ha chiesto la protezione dal fallimento. Stesse condizioni di partenza, adattamento molto diverso.
La seconda storia è più piccola e mi piace di più. Nel febbraio 1997 un incendio distrusse lo stabilimento Aisin che produceva quasi tutte le valvole P, componenti dei freni, usate da Toyota. Con scorte ridotte al minimo, le linee si fermarono. Toyota attivò oltre 200 aziende partner, molte senza esperienza su quel componente, e tornò a piena produzione in circa sei giorni. Nessun piano centrale lo aveva previsto. Era la rete di fiducia costruita negli anni, il sesto principio, a funzionare.
Perché ne parlo adesso
Il rapporto 2026 di Mediobanca, Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere sulle medie imprese industriali dice che solo 2 su 10 si sentono adeguatamente attrezzate per gestire l'incertezza, e che circa 9 su 10 fanno fatica a trovare personale. Dazi, energia, AI, ricambio generazionale. Il contesto chiede adattamento, e l'adattamento non si improvvisa.
Il mio progetto "Ti Guido io" nasce da qui: un approccio scientifico e umano per le medie imprese italiane che devono evolvere come sistemi viventi. Non ho una ricetta. Ho un metodo: osservare, fare ipotesi, testarle in piccolo, tenere quello che funziona.
Un'azienda non è una macchina da ottimizzare una volta per tutte. Somiglia di più a un organismo da tenere in salute.
Se vuoi fare un esercizio semplice, prendi i sei principi e dai a ciascuno un voto da 1 a 5 per la tua azienda. Il voto più basso è il punto da cui partire.
Fonti